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Il governo studia un nuovo scudo fiscale Di Pietro: ennesima proposta salva-ladri | Il governo studia un nuovo scudo fiscale Di Pietro: ennesima proposta salva-ladri |
| Saturday 21 March 2009 | |||
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Ed anche l'Italia potrebbe essere interessata, ma solo, ha precisato il premier Silvio Berlusconi, se ci sarà una misura decisa a livello europeo e non si tratterà di una pura e semplice riedizione del provvedimento del 2001. «Potrebbe essere concessa una cosa del genere - ha spiegato Berlusconi - se i singoli investissero in progetti aziendali o in particolari categorie del debito pubblico». Di Pietro. «La proposta di Berlusconi di far rientrare i capitali detenuti all'estero illegalmente per reinvestirli in Italia può considerarsi un vero e proprio riciclaggio di denaro sporco da parte dello Stato». Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Infatti - spiega l'ex pm - i capitali legalmente detenuti all'estero al momento possono rientrare senza nessun problema, mentre sono i capitali detenuti all'estero illegalmente a non poter rientrare. Quei soldi detenuti illegalmente all'estero sono frutto di proventi di reati. Pertanto reinvestirli in immobili, attività commerciali e quote societarie è un modo per riciclare denaro sporco. Insomma da Berlusconi - sottolinea Di Pietro - l'ennesima proposta di norma salva ladri». Bersani. «Mi aspetterei che i commentatori che in queste ore ci stanno propinando la favola nuova si preoccupassero di descriverci un po' la favola vecchia», dice il responsabile economico del Pd, Pier Luigi Bersani, riferendosi alla possibilità che il governo possa reintrodurre lo scudo fiscale. «A proposito di scudi fiscali abbiamo una certa esperienza in Italia - dice Bersani -. Siamo stati gli unici al mondo a sanare il rientro di capitali al 2,5% con l'argomento che ci avrebbero rilanciato gli investimenti». Ma «immediatamente dopo gli investimenti diminuirono». Intanto il vertice Ue di Bruxelles ha fatto il punto sulla lotta ai paradisi fiscali, cresciuta d'intensità nei mesi scorsi sull'onda degli effetti della crisi economica, è stato. Nessun Paese dell'Ue figurerà nella "lista nera" dei paradisi fiscali perché Austria, Lussemburgo e Belgio hanno deciso di cooperare nella lotta all'evasione e nelle indagini su ogni altra forma di criminalità economico-finanziaria. Una posizione assunta anche dalla Svizzera e grazie alla quale la Confederazione elvetica non finirà sull'elenco dei "cattivi". Perché ormai, come ha rilevato il premier, in Svizzera «non c'è nessuna segretezza, e anche i pubblici ministeri di Milano hanno fatto un sentiero lungo il quale vanno avanti e indietro». Al vertice di Bruxelles i 27 hanno preparato la posizione comune da portare al G20 che si terrà il 2 aprile prossimo a Londra, nella quale si chiede anche la messa a punto di sanzioni contro chi non si metterà in regola. «Tutti i Paesi Ue hanno deciso di adeguarsi dicendosi pronti a cooperare» nelle indagini su fenomeni di evasione fiscale e altre forme di criminalità economico-finanziaria, ha osservato il presidente di turno dell'Ue, il premier ceco Mirek Topolanek riferendosi ad Austria, Lussemburgo e Belgio. Per il presidente francese, Nicolas Sarkozy, la lotta ai paradisi fiscali non può contemplare «eccezioni», come ad esempio le isole Cayman, e anche la Gran Bretagna dovrà adeguarsi. |
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